ASGI

Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione
 
 
Indietro
 
 
13.04.2010

Corte di Strasburgo: Nuova condanna per l'Italia per l'espulsione di un cittadino tunisino a rischio di tortura nel Paese di origine

 
Violato dall'Italia l'art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell'Uomo che stabilisce che nessuno pu˛ essere sottoposto a tortura (Sentenza Trabelsi c. Italia, 13 aprile 2010).
 
CEDU, sentenza TRABELSI c. ITALIE, 13.04.2010 (137.59 KB)
 

La Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) ha condannato oggi l'Italia per l'espulsione di Mourad Trabelsi, l'ex imam di Cremona, in Tunisia, suo Paese natale. Secondo i giudici di Strasburgo le autorità italiane, rinviando Trabelsi in Tunisia, hanno violato l'articolo 3 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo che stabilisce che nessuno può essere sottoposto a tortura o maltrattamenti

Le autorità italiane e quelle tunisine, secondo la Corte, non sono state in grado di dimostrare che da quando l'uomo è detenuto nelle carceri della Tunisia non abbia subito maltrattamenti. I giudici della Cedu sottolineano che nè la firma di trattati internazionali da parte della Tunisia, nè le leggi di questo Paese sono sufficienti a far ritenere che non esista un rischio concreto che Trabelsi, condannato per l'appartenenza in tempo di pace a un'organizzazione terroristica, non sia sottoposto a maltrattamenti. Inoltre, la Corte sottolinea che le affermazioni fatte dalle autorità tunisine sullo stato di salute di Trabelsi non sono corroborate da prove mediche e non dimostrano quindi che l'uomo non ha subito trattamenti contrari a quanto previsto dall'articolo 3 della convenzione. I giudici di Strasburgo hanno stabilito che l'Italia, che ha espulso Trabelsi nonostante la Corte le avesse imposto di non farlo, dovrà corrispondere all'uomo 15mila euro per danni morali e 6mila per le spese sostenute.

Il comunicato stampa della Corte europea di Strasburgo (in lingua francese)

 
» Torna alla lista