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19.02.2014

Rapporto della Commissione europea sull’attuazione da parte degli Stati membri della Decisione-quadro 2008/913 sulle norme penali di contrasto alle espressioni di razzismo e xenofobia

 
Diversi Stati membri, tra cui l’Italia, non hanno ancora pienamente recepito le disposizioni della decisione-quadro europea.
 
Rapporto della Commissione europea sull'attuazione della Decisione-quadro del Consiglio Europeo n. 2008/913/GAI sul contrasto penale al razzismo (94.48 KB)
 

Il 27 gennaio scorso, la Commissione europea ha diffuso un proprio rapporto che intende fare il punto sull’implementazione da parte degli  Stati membri della Decisione-quadro europea n. 2008/913/GAI sulla lotta penale a certe forme ed espressioni di razzismo e xenofobia.

Tale decisione-quadro è stata adottata dal Consiglio europeo il 28 novembre 2010 al fine di favorire una legislazione penale comune agli Stati membri UE  per combattere i fenomeni del razzismo e della xenofobia, nel quadro della tutela dei diritti  fondamentali alla libertà di espressione e associazione.

Gli Stati membri dell’Unione europea erano obbligati a recepire nei loro ordinamenti penali interni  entro il 28 novembre 2010 le previsioni contenute nella Decisione-quadro europea. Quest’ultima ha previsto che allo scadere dei primi tre anni dal termine di recepimento, la Commissione europea avrebbe stilato una relazione per valutare il grado  di recepimento delle previsioni. La Commissione europea ha stilato la propria relazione sulla base delle informazioni inviate dagli Stati membri, nonchè di uno studio commissionato dalla Commissione medesima (Study on the legal framework applicable to racist or xenophobic hate speech and hate crime in the EU member States – JUST/2011/EVAL/FW/0146/A4) .

Con riferimento ai reati di ‘hate speech’, la Decisione-quadro europea prevede che gli Stati membri puniscano l’ incitamento pubblico alla violenza o all’odio diretto verso singoli o a gruppi di persone definiti con riferimento alla razza, al colore della pelle, alla discendenza,  alle origini etniche o nazionali.  Ugualmente, la Decisione-quadro prevede che gli Stati membri includano nel loro ordinamento penale disposizioni  volte a proibire l’apologia,  la negazione, o la minimizzazione grossolana. dei crimini di genocidio, dei crimini contro l’umanità e di guerra, inclusi  quelli commessi dalle potenze dell’Asse nel corso del II conflitto mondiale e definiti dal tribunale internazionale costituito in base agli Accordi di Londra dell’8 agosto 1945.

Con riferimento agli ‘hate crimes’, la Decisione-quadro europea prevede che gli Stati membri assicurino che nella propria legislazione penale le motivazioni razziste e xenofobe vengano considerate circostanze aggravanti del reato commesso oppure che siano prese in considerazione nella determinazione della pena.

Con riferimento al primo aspetto, il rapporto della Commissione evidenzia come molto Stati membri dell’Unione europea, tra cui l’Italia,  non abbiano ancora adottato misure penali volte a reprimere penalmente il ‘negazionismo’ ovvero l’apologia, la  negazione o la minimizzazione grossolana dell’Olocausto quale espressione di antisemitismo. Un altro rilievo critico nei confronti della legislazione italiana, contenuto nella relazione della Commissione europea, riguarda le norme sull’esercizio della giurisdizione penale, che limiterebbero il perseguimento dei reati  di ‘hate speech’ alle sole fattispecie commesse entro il territorio nazionale, e non anche ai fatti commessi al di fuori del territorio nazionale dai propri cittadini; il ché costituirebbe un ostacolo alla repressione penale dei reati di diffusione e disseminazione dell’odio razziale commessi via internet.

Il rapporto della Commissione europea suggerisce anche alcune buone prassi per rendere effettiva l’applicazione della normativa penale in materia di contrasto dei reati a sfondo razzista o xenofobo. Tra queste vengono indicate la costituzione  di speciali unità di polizia e di appositi  uffici presso i Pubblici Ministeri,  una formazione specifica rivolta a poliziotti, giudici e pubblici ministeri, una maggiore cooperazione internazionale volta in particolare a combattere la diffusione dell’odio razziale via internet, lo sviluppo di programmi di sostegno e protezione delle vittime, un sistema organizzato,  coerente ed uniforme a livello europeo per la raccolta di dati affidabili sui casi segnalati, sulle denunce presentate, sul loro esito nel corso dei procedimenti di polizia e giudiziari.

Il rapporto della Commissione europea inoltre sottolinea la particolare necessità di contrastare espressioni di razzismo e xenofobia da parte di leader politici ed istituzionali in quanto  tali espressioni possono legittimare e condonare il razzismo e la xenofobia , contribuendone in maniera decisiva alla loro diffusione nella società più in generale.

La Commissione europea ha quindi annunciato che nel corso del 2014 intavolerà delle consultazioni a livello bilaterale con gli Stati membri al fine di assicurare una piena e corretta trasposizione delle norme contenute nella Decisione-quadro.

A cura del servizio antidiscriminazioni dell’ASGI. Progetto con il sostegno finanziario della Fondazione italiana a finalità umanitarie Charlemagne ONLUS.

 

 
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